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Comte e Bergson esponenti della lotta

Comte

Abbiamo già visitato i caratteri principali del positivismo e le inquadrature storico-temporali che scolpiscono questa linea di pensiero che trova nella filosofia dei primi dell’800 base e piattaforma di lancio a livello diffusivo. Il positivismo è infatti l’espressione più ampia del ruolo della borghesia nella nuova società industriale. L’attività di Comte che è appieno l’espressione di tutto ciò che possiamo chiamare positivismo, è finalizzata a portare a termine lo sviluppo della civiltà occidentale attraverso la scienza, vista come soluzione di tutti i problemi dell’umanità. Il punto di partenza della filosofia di Comte, che è anche la sua scoperta fondamentale, è la legge dei tre stadi. Comte dichiara di aver ricavato questa legge e dall’osservazione dello sviluppo organico dell’uomo; ciascuna branca della conoscenza passa successivamente per tre stadi teorici differenti: quello teologico o fittizio, quello metafisico o astratto e lo stadio scientifico o positivo. Vi sono cioè tre modus operandi per condurre la ricerca umana. il primo si configura come punto di partenza necessario dell’intelligenza umana; il secondo si caratterizza come stadio puramente transitivo; il terzo stadio è fisso e definitivo. Questa fissità sarà il principale elemento di contrapposizione con la successiva filosofia di Bergson. Nello stadio teologico lo spirito umano, dirigendo essenzialmente le sue ricerche  verso la natura intima degli esseri e le cause prime e finali, cioè verso le conoscenze assolute; si ha la rappresentazione dei fenomeni come prodotti dell’azione diretta e continua di agenti soprannaturali che spiegano la totalità delle anomalie nell’universo. Lo stadio metafisico , che è solo una modificazione del primo, gli agenti soprannaturali sono sostituiti da forze astratte, capaci quindi di generare tutti i fenomeni rilevabili. Nello stadio finale, quello positivo , lo spirito umano, riconoscendo l’impossibilità di raggiungere nozioni assolute, rinuncia a cercare l’origine e il destino dell’universo e a conoscere le cause intime dei fenomeni e si applica unicamente a scoprire, mediante l’uso dell’osservazione e del ragionamento, le loro leggi effettive: definite da relazioni invariabili di relazione e somiglianza. Comte riconosce una sorta di anarchia politica e intellettuale della società contemporanea poiché ciascuno sceglie ,o meglio, arriva a uno degli stadi. Egli si propone di riunire le conoscenze in generale in una “enciclopedia” che riunisca il sapere e le sue basi secondo il principio della complessità crescente e della semplicità decrescente. Si forma così la gerarchia con la quale le scienze si sono presentate, costituendo così la loro storia. Viene introdotta la sociologia come scienza basata su due fondamentali punti: quello di statica sociale e quello di dinamica sociale. La statica sociale stabilisce i rapporti tra le varie parti del sistema sociale mettendo in luce la fissità di questi e la loro necessarietà mentre la dinamica sociale sfrutta la fissità dei rapporti per favorire lo sviluppo scientifico, il progresso, che vede quindi come imprescindibile preambolo una previa staticità. Questo complesso determina la necessità e la compiutezza della storia che sarebbe altrimenti incomprensibile. E’ immediato il contrasto con la dottrina di Bergson che si configura per l’appunto come reazione al positivismo. La dottrina di Comte non si adatta assolutamente a parallelismi con il mito di Ulisse rappresentando quasi l’opposto di questo. La filosofia di Bergson sarà quindi interpretativa ed esemplificativa della concezione non statica ma assolutamente in fermento e in continuo divenire, formando una contrapposizione che ci ricorda la contrapposizione Parmenide-Eraclito dandoci se vogliamo un inquietante senso di ciclicità. L’opposizione netta è individuabile nell’affermazione del concetto stesso di spiritualismo che contiene l’essenza della filosofia di Bergson; infatti lo spiritualismo privilegia i dati immediati della coscienza e pone lo spirito in una situazione di preminenza rispetto alla materia. Già arrivati a questo punto abbiamo individuato due opposizioni chiarissime, una delle quali si configura sicuramente meglio esponendo la concezione di durata e di memoria di Bergson. Per l’autore il tempo si può articolare in due connotazioni contraddistinguenti: tempo della vita, o durata reale che è un tempo soggettivo che si sviluppa come un gomitolo di lana e cresce su se stesso portando con se tutto in continuo movimento senza tagli netti ne interruzioni di sorta, dove tutto è nuovo e allo stesso tempo è conservato; tempo della scienza, visualizzato come una collana di perle, costituito da momenti tutti uguali qualitativamente tra loro. Infatti noi possiamo ripetere un esperimento, ma non vivere due volte una stessa emozione. Il tempo della vita è quindi unico e irripetibile. I piani che si compenetrano e costituiscono il gomitolo di lana ci ricordano lo sviluppo delle avventure di Ulisse, eroe che porta tutto il vissuto con  se. Le avventure di Ulisse sono costituite da continue distorsioni temporali, ellissi, flashback, che non risultano essere semplicemente accorgimenti narrativi ma si rivelano capaci di scandire effettivamente il tempo soggettivo della vita di Ulisse. La memoria si configura tramite l’identificazione con la coscienza, che possiamo intendere come conservazione integrale del passato.

Solo facendo risaltare tramite la contrapposizione con la cultura positivistica integrata con il background storico ci è possibile notare quanto nella linea ideologica anti-positivistica e decadente stessa l’uomo arrivi ad agguantare una posizione che sorprendentemente si rivela quella profetica dell’Ulisse. Solo grazie a questa contrapposizione ci è possibile assimilare concetti in parallelo, cristallizzandoli seppur nella loro multiformità, con una rapidità quasi sconcertante.

Bergson

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