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L'Ulisse Omerico

Ulisse, testa in marmo

Sappiamo che alla fine della guerra di Troia si arriva allo scioglimento dell'esercito confederato degli Achei e al ritorno in patria degli eroi sopravissuti; inizia così il ciclo dei ritorni (nostòi), tra i quali quello di Odisseo (nome originario dell'eroe), re di Itaca. Le vicissitudini vissute dall'eroe durante il viaggio di ritorno costituiscono l'argomento dell'Odissea. Il poema inizia con la narrazione di avvenimenti presenti, come il concilio degli dei e le avventure di Telemaco (il figlio), partito da Itaca per cercare notizie del padre. Parallelamente si ha il racconto delle avventure di Odisseo, dalla partenza dall'isola di Ogigia fino al suo arrivo all'isola dei Feaci. Qui l'eroe intratterrà il re Alcinoo con un ampio racconto delle sue trascorse peripezie, dando vita così a un lungo flash-back. Successivamente con il ritorno dell'eroe a Itaca, seguito a breve distanza da quello di Telemaco, i due filoni narrativi si saldano e conclusasi la parentesi destinata alla rievocazione del passato, la vicenda si svolge nuovamente nel presente, fino alla conclusione del poema e quindi alla vittoria di Ulisse. Si ammira una struttura "ad anello", dove i piani temporali si intersecano su ellissi non sullo stesso piano per poi saldarsi e con esse la narrazione stessa sulla linea degli absidi. I piani temporali coesistono dando al passato la stessa consistenza del presente e intersecandosi fino a sfociare entrambi in un presente continuo. 

 Prima di dare all'eroe i caratteri che lo contraddistingueranno dobbiamo impadronirci della cornice e del contesto nei quali essi si articolano. L'Odissea ci offre il quadro di una società monarchica, ma il sovrano non appare solo nelle vesti di condottiero del popolo in guerra; è guerriero egli stesso. In questo "nuovo" assetto sociale il re governa con l'aiuto del consiglio, formato da aristocratici potenti e non sempre disposti all'obbedienza. Alcinoo, re autorevole e rispettato è consapevole dei limiti del suo potere che condivide con dodici pari. In particolari casi l'aristocrazia può prendere il sopravvento come nel caso di Ulisse che tornando ad Itaca trova i nobili pretendenti alla mano di sua moglie installati nella reggia, comportandosi da padroni. Accanto al sovrano c'è l'assemblea degli uomini liberi, come quella preparata da Alcinoo per decidere i preparativi per il ritorno di Ulisse in patria. La vera innovazione dell'Odissea è la presenza di personaggi umili che interagiscono liberamente con il signore intrecciando la propria esistenza con la sua. Il lavoro ha il suo posto e non viene rifiutato (Laerte), come vediamo da Ulisse stesso che fabbrica archi, zattere e perfino il suo letto nuziale. Abbiamo una società varia e aperta dove la figura femminile assume dignità nuova, non più relegata al ruolo esclusivo di sposa di un eroe.  

La figura di Ulisse ha già un certo rilievo anche nell'Iliade; egli è signore di un regno abbastanza ricco, benchè non molto esteso, partecipa alla spedizione degli achei con una flotta di dodici navi e in varie occasioni dimostra di essere all'altezza di eroi ben più noti di lui. E' inferiore in coraggio e valore guerriero solo ad Achille e ad Aiace ma li supera di gran lunga in astuzia e intelligenza strategica e politica. Gli si attribuiscono la persuasiva eloquenza, la razionalità , la lungimiranza. Queste caratteristiche lo rendono diverso e più complesso degli altri eroi. Ospite alla reggia di Alcinoo egli non esita a farsi vanto dell'inganno del cavallo con cui espugnò Troia. Nel poema le occasioni dove egli dà prova della propria arguzia sono innumerevoli : l'astuzia con cui nasconde la propria identità al ciclope Polifemo, accecando poi il mostro antropofago invece di ucciderlo, in modo da farne lo strumento in consapevole della sua liberazione e di quella dei compagni; l'incontro con Nausicaa, in cui il suo atteggiamento di fronte alla regale fanciulla è uno studiato mix di umiltà, adulazione e cortesia; lo stratagemma che gli permette di ascoltare senza correre rischi il canto delle sirene, frutto della sua mente ingegnosa e riflessiva. Si viene a creare un nuovo ideale eroico, un nuovo eroe multiforme che non si fonda semplicemente sul valore guerriero, non legato ad un inflessibile codice; si adatta alle circostanze, non le affronta con impeto distruttivo. La forza bruta di Achille si trasforma nella capacità di sopportare con pazienza, di affrontare, con intelligenza sottile e calcolatrice, situazioni ed avvenimenti in cui "l'eroe che sfonda le schiere" apparirebbe grottesco e anacronistico. L'antico modello di eroe aristocratico esce così superato e rinnovato, scopre nuove attitudini e sperimenta la capacità di essere freddo, astuto, dissimulatore. L' eroe deve saper diventare "nessuno", rinunciando al vanto del nome incurvando le spalle e indossando le vesti del pezzente rinunciando all'aspetto "grande e bello" ; subisce scherni e oltraggi invece di suscitare emozione e terrore. Il premio per le sofferenze morali e materiali, e per questa duttilità è la restaurazione dell'ordine e la possibilità di vivere una "qualsiasi" quotidianità.  Gli altri personaggi sono assai meno artefici del proprio destino di quanto lo sia Ulisse. Pazienza, capacità di mentire e desiderio di guadagno, oltre che curiosità sfrenata, lo rendono  prototipo dell'uomo moderno.  Ulisse non si rassegna, sofferenza e autodeterminazione non vengono meno nemmeno davanti agli dei stessi. Ulisse è interessato al guadagno, infatti quando Alcinoo gli dice che dovrà aspettare qualche giorno perché possano essere raccolti i doni che dovrà portare a Itaca per il suo ritorno egli asserisce che sarebbe disposto ad aspettare anche un anno; tornare a mani vuote significava essere declassati. L'eroe è in prima linea per la conquista dell'armatura di Achille e la ottiene a costo della morte del suo avversario, Aiace Telamonio. L' inganno e la menzogna sono un chiaro leit-motiv dell'avventura di Ulisse, è reticente alla corte dei Feaci, dissimula con Nausicaa e Alcinoo, mente a Polifemo. Addirittura mente ad Atena non riconoscendola (dice di essere un cretese in fuga), mente al pastore Eumeo e al padre Laerte al loro primo incontro, mente a Penelope e ai proci; basti pensare che la conquista di Troia avviene tramite l'inganno. Ulisse vuole tornare a Itaca ma non si affretta; si abbandona piuttosto a pericolose seduzioni, è desideroso di vedere, conoscere, di sperimentare e superare le forze della natura.

 

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