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Crisi del positivismo, Decadentismo, Pascoli

Il movimento decadentista ha origine verso il 1880 nei cenacoli dei poeti bohemien in Francia; essi furono definiti decadenti in senso dispregiativo in quanti interpreti della crisi dei valori e della perplessità delle coscienze. Noi però ci vogliamo dirigere verso il significato che il termine decadentismo assume in seguito e cioè quello di descrivere il movimento culturale e spirituale che segue alla crisi del positivismo, investendo così con la sua influenza mezzo secolo; infatti questa corrente sarà fondamentale per la sua incisiva influenza in tutta l’arte della prima metà del ‘900. Ben sappiamo che il positivismo altro non è che il movimento filosofico-culturale caratterizzato da una esaltazione della scienza, che pone le sue radici sempre in Francia ai primi dell’800. Esso appare caratterizzato da una celebrazione della scienza che viene riconosciuta come unico possibile strumento di conoscenza. La metafisica risulta priva di ogni valore e la filosofia tende a riunire e coordinare i risultati delle singole scienze in modo da unificarli. Detto questo sarà facile capire il perché dell’introduzione della sociologia come scienza. Il progresso scientifico, base del progresso umano, e considerato anche unico mezzo possibile per una riorganizzazione globale della vita in società. Il positivismo attraversa due fasi principali delle quali possiamo tracciare le direttrici: 1) una prima fase dove c’è il superamento di una crisi socio-politica e culturale; 2) una seconda, dove sulla società e sull’uomo si proietta il riflesso dello stimolo in tutti i campi di un progresso in atto. Una simile struttura ideologica ha bisogno di basi, assoluto bisogno di riscontri che il positivismo ritrova oltre che nel progresso tecnico nel processo che lo incentiva in quello stesso periodo, il capitalismo. Il capitalismo risulta quindi essere la base economica del positivismo mentre in campo sociale i grandi mutamenti, che in seguito porteranno alla crisi del movimento stesso, delle strutture e delle modalità di vita delle città costituiranno una ulteriore base. Un esponente del positivismo è Comte mentre per il decadentismo possiamo prendere in esame Bergson (per spunti approfonditi si può visionare la sezione dedicata alla filosofia del periodo in questione). In questo periodo infatti, ai primi dell’800 il settore scientifico vede proliferare le scoperte con l’utilizzo dei motori a vapore, le prime applicazioni della corrente elettrica e le prime ferrovie. Durante questo sviluppo frenetico grande importanza si dà alla cultura intesa come erudizione scientifica e vengono a costituirsi catene economiche che partono dal particolare. Il positivismo esalta lo scienziato nel contesto di una dottrina che appare come la filosofia della società industriale e tecnico-scientifica e come l’espressione culturale delle speranze, degli ideali che sono venuti a mancare proprio con l’avvento del decadentismo. Dunque, alla fine dell’800, questo sistema entra in crisi, non essendo in grado la scienza di dare risposte circa le cause profonde dell’esistenza. Il positivismo era infatti solo riuscito a soffocare entro rigidi schemi l’aspirazione spirituale umana, lasciando così insoddisfatte le istanze fondamentali dello spirito. La realtà europea era travagliata da una profonda crisi: sotto la spinta delle esigenze determinate dallo sviluppo industriale i maggiori imperi europei conducevano una politica imperialistica di prepotenza e sopraffazione, alimentando diverse tendenze nazionalistiche avverse alle istituzioni parlamentari. Per parlare di fatti possiamo ampiamente esemplificare e visualizzare in un quadro storico ciò che stiamo dicendo; l’Europa nel biennio 1848-1849 conobbe una grave crisi che scosse fin dalle fondamenta la sua struttura geo-politica, istituzionale e sociale. Ci fu infatti una ondata di protesta che si diffuse dalla “periferia dell’Europa”, Palermo, fino ad avere in Parigi il suo epicentro. Da Parigi i moti si irradiarono in tutto il continente dando luogo a rivendicazioni sempre più specifiche tramite diverse forme di lotta. Le diverse rivoluzioni conobbero tutte il fallimento in generale, ma l’Europa che scaturì da questo nodo cruciale non sarà più la stessa. Essendo Parigi epicentro delle rivoluzioni è facile capire perché proprio in Francia nasca il decadentismo che ha come impulso iniziale la dilagante crisi economica che si è resa appunto manifesta con i moti del 48, durante i quali cadrà la monarchia di Luglio e verrà in seguito re-instaurato l’impero da Napoleone III dopo aver ottenuto piena adesione alle elezioni a suffragio universale del 10 Dicembre1848. In questa atmosfera veniva addirittura preannunciato il primo conflitto mondiale. Il sentimento dominante è quello di una crisi esistenziale che si diffonde durante la prima metà del secolo, quasi sotterraneamente , parallelamente a rivoluzioni, guerre, dittature e addirittura scoperte scientifiche che mettono in crisi una civiltà millenaria e la visione stessa dell’uomo nel contesto della cultura occidentale. Con la caduta della fede nella libertà e nella ragione, si verifica un ritorno all’affermazione della volontà, della spiritualità umana e degli impulsi più segreti dell’animo contro l’esclusività degli aridi schemi razionali (anche in seguito alle scoperte di Freud). Si abbandona la totalità dell’esterno per calarsi nell’animo umano, scandagliandone sentimenti, ansie, dubbi e passioni alla ricerca della verità interiore. La figura di Ulisse e la metafora del viaggio costituirà un chiaro parallelismo con il cammino introspettivo dell’uomo di questa tappa della storia; l’uomo si troverà infatti spaesato, privo di basi, naufrago. Le basi poste gravemente in crisi vengono perse e ci si orienta secondo l’istinto, assecondando le proprie passioni le proprie ossessioni. Basti pensare all’Ulisse che vuole continuare il suo errare e che incurante del pericolo cede alle tentazioni di Circe anche prima che essa lo spinga con l’inganno a giacere con lei. La sua sete di sapere non è da mettere in relazione al positivismo come alcuni hanno fatto , infatti per Ulisse la sete di conoscenza, lo spirito avventuroso non è altro che la propria natura, una passione, un assecondare i propri istinti. Possiamo riferirci persino a “Ulysses” di Tennyson che come abbiamo visto in precedenza non reprime i propri istinti ma da loro libero sfogo nel voler ripartire una volta tornato a casa. Dobbiamo particolarmente soffermarci sul fatto che l’Ulisse visto come simbolo della proiezione della conoscenza umana non va ad identificarsi con la concezione positivista della fede nella ragione; come già abbiamo evidenziato, infatti, per Ulisse lo slancio verso l’ignoto si identifica con la sete di sapere che si considera come una caratteristica del singolo, come una passione dell’individualità. Le passioni dell’individualità sono le stesse esaltate da poeti come Rimbaud e Verlain che nel mistero nell’indefinibile ritrovano la vera realtà di se stessi. A conferma di ciò che abbiamo detto possiamo aggiungere che gli aspetti fondamentali della concezione decadente sono il senso della realtà intesa come mistero e la scoperta di un a dimensione nuova dello spirito, quella dell’inconscio e dell’istinto, concepita come superiore a quella della razionalità. Si ritrova qui come punto comune con il mito di Ulisse l’esaltazione dell’individuo, dell’io soggettivo e l’abbandono alla suggestione dei sensi che ci pongono in diretto contatto con le radici dell’essere. I motivi che vengono portati ad estreme conseguenze sono  il sentimento del mistero, l’irrazionalismo e l’individualismo. Alla figura dello scienziato si sostituisce la figura del poeta, che opera per intuito a-razionale, che quasi per virtù magica coglie il senso nel mistero indecifrabile delle cose. Al misticismo romantico succede il desiderio di rifluire nel buio remoto delle origini. In questo contesto risalta la figura di Pascoli, poeta dall’infanzia travagliata e colpita da innumerevoli lutti che si inserisce in questo quadro dominato dall’angoscia vitale ed esistenziale nella condanna verso i dogmi inutili della precedente cultura, che lui ben conosce essendo botanico e ornitologo. La realtà si configura come inconoscibile, come una selva di simboli che solo il poeta può decifrare con immediatezza intuitiva. L’io decadente non ha nobili mete da raggiungere a differenza di quello anche romantico basato sulla realizzazione di valori personali e sociali. Abbiamo inevitabilmente la caduta dei valori tradizionali; è forse un inganno affermare la palese chiarezza del parallelo con l’Ulisse capace di mentire? A un livello superiore l’individuo diviene solitudine, smarrimento e sgomenta contemplazione dei propri istinti (v.Tennyson). Pascoli, figura chiave del decadentismo individua le analogie che andiamo enumerando da tediose ore, e le ri-configura analogicamente secondo la propria poetica nella poesia chiamata appunto “Ulisse”, che si trova nei carmi conviviali; si fa ,come in tutta la sua opera, ampio ricorso all’analogia, che consiste in un accostamento delle immagini per comune appartenenza a nascoste significazioni simboliche che in questo caso particolare abbiamo evidenziato in precedenza. Viene utilizzato il linguaggio del sogno che fa ampio riferimento alle pulsioni della vita inconscia.  Possiamo concludere asserendo che a differenza di come una prima analisi superficiale potrebbe farci credere o intuire, non essendo “veggenti” ,  semplicemente Ulisse utilizza l’intelligenza ma non per questo esalta la figura dello scienziato, poiché utilizza la ragione per giungere al conseguimento delle proprie inclinazioni istintuali e individuali per poi abbandonarsi sovente in esse.

 

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